Oracle contro Android

Battaglia legale tra le due major. Da una parte Google, padre di Android, e dall’altra Oracle che accusa la società di Mountain View della violazione di ben sette brevetti e copyright relativi alla programmazione in Java.

Java è il linguaggio di programmazione ad oggetti messo a punto dalla Sun Microsystem pensato al fine di realizzare programmi indipendenti dalla piattaforma. In effetti, il linguaggio Java permetteva di creare un oggetto non direttamente eseguibile ma interpretato attraverso la JVM, ossia la Java Virtual Machine.

In questo modo, si intendva realizzare negli anni ’90 delle applicazioni non legate ad un processore ma svincolata da qualsiasi tipo di condizionamento permettendo di eseguire la stessa applicazione su un telefonino o su un desktop ottenendo gli stessi risultati.

Perché questa accusa da Oracle? La società americana è ora proprietaria della Sun Microsystem, l’ex società dell’attuale CEO di Mountain View, ossia di Google. Il responsabile di Oracle, Larry Eleison, ha oggi deciso di aprire una guerra commerciale e legale contro il gigante della rete.

Secondo le osservazioni di Oracle, Google avrebbe utilizzato ben sette brevetti di proprietà di Sun Microsystem, ora Oracle.

La causa è stata aperta presso la corte federale di San Francisco, nello stato della California, dove risultano depositati tutti gli atti. Nello specifico, si contesta la violazione da parte del componente Dalvik di Android.

Non solo, Oracle accusa Google anche di comportamento scorretto in quanto sapesse fin dall’inizio dell’esistenza dei brevetti.

Cosa chiede Oracle? Il ritiro dal commercio di ogni cellulare che utilizza Android, oltre ad una somma ingente a titolo risarcitorio.

Di sicuro il confronto sarà molto duro e lungo.

Una domanda: non è che le società, visto che non riescono a suggerire prodotti interessanti al mercato, ricorrano a meccanismi di tipo legale per raccogliere qualche gruzzolo?

Di esempi ve ne sono: ricordiamo la causa di Sun Microsystems contro la  Microsoft del 2004.